Club Alpino Italiano Sezione di MONZA


ASSEMBLEA ANNUALE DEI SOCI


Monza, 26 marzo 2010


Il momento più alto dell’attività sociale è l’Assemblea dei Soci, e non potrebbe essere altrimenti. È in questa sede infatti che i soci possono toccare con mano, nella loro completezza, tutti i momenti della vita associativa, compreso la gestione “pratica” della sezione da parte degli organi preposti ed eletti dall’assemblea stessa. Nel 2009 per ben due volte abbiamo vissuto questo momento: a marzo l’assemblea ordinaria, con l’elezione per il rinnovo del consiglio direttivo, e poi con l’assemblea straordinaria di fine maggio.


Ormai da diversi anni tocca a me relazionare i soci sull’andamento della sezione, ed ogni volta arrivati a questo momento qualche dubbio, qualche incertezza si fanno avanti. Intendiamoci, non è assolutamente messo in discussione l’operato del consiglio direttivo, che affronta la gestione della sezione sempre con grande buonsenso e nella massima trasparenza, ma prima di presentarti davanti all’Assemblea dei soci ancora una volta riesamini l’operato annuale pur essendo convinto della sua correttezza. Ed a questo punto è doveroso un ringraziamento ai soci della sezione, sempre vigili ed attenti a quanto succede, che ci hanno rinnovato la loro fiducia e che ci spronano all’agire con grande coerenza.

Va altresì sottolineata la particolarità della nostra sezione: una storia lunga oltre un secolo – 110 anni compiuti e molto ben portati – e dalla quale sono poi nate e cresciute le altre sezioni brianzole.

Abbiamo vissuto sicuramente momenti migliori, ma nonostante tutto ciò che accade in questi tempi, ancora con un crescente numero di soci, quasi 1100.

Tre i rifugi e tre i bivacchi, tra i primi costruiti nelle alpi, ed una scuola di alpinismo e sci alpinismo con ormai mezzo secolo di attività alle spalle.

Tre le sottosezioni, ben radicate sul territorio, ben gestite e sempre al massimo, tre “piccole ed autonome sezioni” delle quali non possiamo che esser pienamente soddisfatti dell’operato.

Ma torniamo ai soci: il Club Alpino Italiano è una libera associazione, alla quale si aderisce per comunanza di intenti e di passioni. Spesso ci si associa in una sezione piuttosto che in un’altra non per ragioni di competenza territoriale, ma perché si reputa di riconoscersi meglio in quella realtà: amici, interessi comuni e quant’altro fanno poi il resto. Da noi più che mai. Senza tema di esser smentito posso affermare che i nostri soci sono da un lato estremamente poco presenti in sede – per molti è quasi un peso venirci per rinnovare la tessera (!) – dall’altro però hanno un grande senso di appartenenza. Un “attaccamento alla maglia” che quasi stupisce, e che si traduce in una costante verifica informata dell’operato del consiglio direttivo. Anche i più lontani si interessano a quanto succede e alla prima occasione ci pervengono i loro pareri e contributi per una miglior gestione della sezione.

Devo quindi dire che se è grande l’orgoglio di esserne il presidente questo modo di essere si traduce nel sentire maggiormente il peso di questo onore.

Molto sinteticamente è proprio quello che è successo lo scorso maggio quando mi sono presentato davanti all’assemblea straordinaria dei soci. A sottolineare l’importanza del momento la presenza, come Presidente d’Assemblea, del neoeletto Vicepresidente generale del CAI, Avv. Vincenzo Torti. Del resto l’ordine del giorno vedeva argomenti di grande importanza in discussione: si trattava di decidere se e come impegnarci in nuove e pesanti situazioni debitorie, sempre concernenti i nostri rifugi, oppure se arrivare ad alienare un rifugio – il Brentei – per far fronte agli impegni economici passati e riservando un fondo utile per eventuali impegni futuri. Mi ha, anzi ci ha, favorevolmente stupito la discussione tra i soci presenti, serena e concreta, ma soprattutto scevra da qualsiasi polemica. Un confronto franco e civile, a conferma dell’unità del corpo sociale, pur tra diverse linee di pensiero. Si parlava di acquistare e rimettere a norme la teleferica del rif. Brentei. Se n’era già parlato in sede di assemblea ordinaria, con attenta discussione, ma qui si trattava di prendere una decisione definitiva. Un impegno non indifferente vista la nostra attuale situazione di bilancio. Molte sono state ancora le richieste di chiarimento, e altrettante le opinioni esposte al proposito, ma alla fine è stato confermato il mandato al consiglio direttivo per procedere con acquisto e ristrutturazione. L’assemblea si è poi espressa negativamente riguardo all’alienazione del bene: a maggioranza è stato deciso che la vendita del rifugio, se mai dovesse rendersi necessaria – ma solo in quel momento – dovrà essere oggetto di discussione in un’apposita assemblea. In questa sede è però stata presa anche un’altra importante decisione: è stata accettata l’offerta di un nostro socio, che al corrente delle difficoltà economiche della sezione ha offerto il suo aiuto concedendoci un prestito non oneroso di € 100.000, chiedendo semplicemente e senza troppe formalità, di rispettare i tempi concordati per la restituzione di quanto anticipatoci. Questo insperato aiuto ci ha permesso di far fronte alle spese di acquisto della teleferica, e di coprire almeno in parte i costi iniziali di progettazione, senza ulteriormente indebitarci con le banche. I contributi che ci perverranno dalla provincia di Trento e dalla sede centrale del CAI – attraverso il contributo straordinario per gli interventi sui rifugi – dovrebbero permetterci di far fronte alla parola data nei tempi stabiliti.

E se l’aiuto delle sede centrale è già stato quantificato in circa 50.000 €, attendiamo di conoscere a quanto ammonterà il contributo della Provincia di Trento, comunque ben più consistente. Con questi dati in mano potremo finalmente definire l’ammontare del mutuo che ci permetterà di fronteggiare nel tempo il debito residuo.

Conferma dell’unità del corpo sociale quindi, pur tra diverse linee di pensiero, e confermata ancora una volta la fiducia sull’operato del consiglio direttivo. Questo non vuole però dire che i presenti hanno delegato in maniera pedissequa al consiglio medesimo la soluzione del problema, ma con le loro indicazioni, la loro partecipazione, e perché no, anche con le loro critiche, hanno in qualche modo collaborato alle decisioni prese. Non una falsa ed annoiata unanimità, ma una partecipata differenza di vedute sulle importanti problematiche affrontate. Tutti consapevoli del fatto che altri “anni duri” ci aspettano per l’immediato futuro.

Ci siamo quindi mossi subito in questa direzione, attivando concretamente tutte le realtà che dovranno provvedere alla realizzazione dell’opera. La scorsa estate sono state quindi diverse le trasferte in trentino dedicate a questo. In primis si è dato mandato per effettuare un rilievo del percorso della teleferica, primo passo per poter effettuare il progetto esecutivo. Ci si è poi incontrati con i proprietari dei terreni, le Regole di Ragoli Spinale e Manez, e con gli enti interessati: comune, provincia, parco Adamello Brenta, per ottenerne i vari benestare oltreché la disposizione di questi ultimi all’attuazione del progetto, da concretizzarsi altresì anche con contributi da parte dell’ente provinciale. Ed in questi frangenti si è ovviamente verificato il buon funzionamento del rifugio con i nuovi gestori, anche per capire se il gioco valeva la candela. Non è stata una sorpresa per noi, avevamo visto giusto dando in gestione il rifugio ad Antonella e Luca Leonardi. Si respira un’aria nuova al Brentei: sarà per l’entusiasmo della novità, sarà che il bel tempo ha richiamato un gran numero di ospiti, però abbiamo visto un cambiamento radicale nell’ospitalità e nei servizi offerti. Un gran lavoro di recupero dell’utenza ed una nuova organizzazione che a fine stagione, quando si tira la riga e si vede il risultato, ha soddisfatto tutti: gestori, utenza e sezione.

Torniamo alla teleferica: il progetto prevede quindi la eventuale sistemazione della baracca a valle, la manutenzione dei piloni e dei plinti dei medesimi, la sistemazione della baracca a monte, la sostituzione delle funi traente e portante oltre che del motore. In quanto diesel questo non è più ammesso dalle normative, dovrà esser sostituito con uno elettrico, con tutti i sistemi di controllo obbligatori. Questo intervento porterà ad una miglior e più funzionale gestione del rifugio, che ha – seppur per un breve periodo nell’arco dell’anno – una gran frequentazione, e che richiede quindi un continuo approvvigionamento di merci alimentari deperibili. Non dimentichiamo anche lo smaltimento dei rifiuti che, seppur con l’accorto approvvigionamento delle merci, che ne riducono al minimo la quantità all’origine, e la successiva differenziazione in fase di smaltimento vanno quantitativamente e proporzionalmente di pari passo alla frequentazione del rifugio.

E sempre al Brentei, in un prossimo futuro, occorrerà prendere in considerazione anche la questione energetica. Attualmente il rifugio è alimentato da generatori diesel, che oltre ad avere elevati costi di esercizio provocano inquinamento acustico e dell’aria nelle immediate vicinanze. È auspicabile che, avvalendosi di contributi provinciali, si possa al più presto pensare di alimentare il più possibile il rifugio con l’energia proveniente da fonti rinnovabili, come già avviene alla Capanna Alpinisti Monzesi ed alla Monza-Bogani. Sarà nostra premura analizzare a fondo il problema, e per quanto possibile cercare di trovarne soluzione.


E a proposito della Capanna Alpinisti Monzesi: la scorsa estate sono stati effettuati gli ultimi interventi programmati nel rifugio, terminando l’approntamento del locale per il gestore situato nel sottotetto. Si è resa così disponibile una ulteriore stanza per gli ospiti, incrementando così le potenzialità ricettive del rifugio. Anche qui un prossimo intervento interesserà la parte energetica, con la sostituzione delle batterie di accumulo dell’energia elettrica prodotta dai pannelli solari. Il tutto ovviamente in funzione delle disponibilità finanziarie della sezione, purtroppo cronicamente limitate.

Sicuramente altre saranno le necessità che si presenteranno in futuro nei rifugi della sezione, di volta in volta saranno analizzate e per quanto possibile considerate e programmate come intervento.


Le forti nevicate della scorsa stagione invernale hanno invece reso necessaria l’installazione di fermaneve sul tetto del corpo servizi al rif. Monza-Bogani: la tanta neve depositata scivolando ha strappato i pluviali e piegato le lamiere del tetto.


Quanto sopra non ci fa certo dimenticare il fatto che le attività primarie della sezione devono essere rivolte ai soci, e anche quest’anno abbiamo cercato di non venir meno a questo dovere. Occorre ricordare comunque che qualsiasi attività viene sì ratificata dal consiglio direttivo, ma è proposta e portata avanti dai soci che si mettono a disposizione, ancora una volta quindi siamo a ribadire l’importanza della partecipazione attiva da parte di tutti.


Una delle attività più importanti del CAI in questi anni è la sensibilizzazione per una fruizione più responsabile della montagna. L’educazione all’andar per monti cercando di limitare al massimo i rischi di questa attività impegna da anni gli istruttori e gli accompagnatori delle nostre scuole. Accanto all’ormai collaudata scuola di alpinismo e scialpinismo che da tempo affronta con ottimi risultati queste problematiche, una nuova realtà sta crescendo. Parliamo di escursionismo, e delle problematiche ad esso legate. Da un paio d’anni viene quindi proposto un corso di escursionismo, effettuato in collaborazione con la sezione di Vimercate, che si rivolge a chi frequenta la montagna nella maniera più semplice: camminando. Non bastano un paio di scarponi e un po’ di voglia di far fatica, in montagna occorre andarci sempre preparati, ed anche il camminare presuppone conoscenze e tecniche specifiche.

Preparazione, allenamento, conoscenza del territorio ed esperienza vengono trasmesse dagli accompagnatori durante le uscite e le serate in sede.


Altro momento importante di aggregazione è dato dal corso di sci alpino. Partito lo scorso inverno quasi in sordina ha visto una gran partecipazione anche in quest’ultima stagione. E’ questo un po’ un ritorno a tempi gloriosi per noi, quando lo sci a Monza – con i colori dello Sci CAI – tanta gloria e tanti onori ha portato alla sezione. Ed è anche un modo per avvicinare alla montagna chi altrimenti difficilmente ci arriverebbe. Attività da osservare con attenzione, per gli sviluppi che può avere nel prossimo futuro. Anche qui un plauso agli organizzatori, che pur sfruttando le solite esigue forze hanno ottenuto ottimi risultati.


Oltre a quelli ormai collaudati, si stanno quindi finalmente formando altri gruppi, momenti in più di aggregazione per far ritrovare persone con le medesime passioni. Non è il numero di nuovi soci della sezione che ci preme, ma il fatto che queste non sono effimeri momenti associativi che durano lo spazio di un anno. Insomma, sta prendendo finalmente corpo il lavoro silenzioso e continuo negli ultimi anni. Altro sprone a proseguire, siamo sulla strada giusta, e questi fatti lo dimostrano.


Quasi inutile poi parlare del successo di iniziative come MonzaMontagna: di anno in anno l’ormai rodato gruppo organizzatore – formato da tutte le società alpinistiche monzesi – vede incrementare la partecipazione del pubblico. E non potrebbe essere altrimenti vista la quantità, ma soprattutto la qualità delle proposte.


Molto, ma molto sinteticamente questo è ciò che è stato lo scorso anno. Attività sociali ormai collaudate accanto e nuove proposte, rifugi e gestione della sede: grandi impegni ai quali si è cercato di far fronte col massimo impegno.

La passione per la montagna si sta rinnovando e sta crescendo, e nel nostro piccolo cerchiamo di stare al passo con questo nuovo modo di essere che si sta facendo spazio anche nel Club Alpino Italiano. Il numero dei frequentatori della montagna è in costante e continua crescita, e di pari passo il numero degli associati al sodalizio. Questo crea non pochi problemi: sempre più elevato numero di presenze – spesso concentrate in brevi periodi – nel delicato ecosistema alpino, abitudini ed esigenze diverse tra i frequentatori di rifugi, sentieri, pareti e ghiacciai, in molti casi – troppi – si notano anche gravi mancanze di adeguata preparazione etica e culturale oltre che tecnica. Insomma un approccio diverso a quello a cui per anni siamo stati abituati. Anche il CAI non è esente da questi cambiamenti, ed è importante che, forte dei suoi ormai prossimi 150 anni di cultura della montagna, il sodalizio si faccia a buona ragione carico di gestire questa nuova situazione. Il CAI con i suoi tecnici, con le sue scuole, con i suoi rifugi, con le sue capacità ma soprattutto con l’esempio e la forza dei suoi 315.000 soci è l’unico che può cercare di educare questi nuovi adepti ad una frequentazione corretta e responsabile della montagna. E questo senza limitare divertimento o libertà personali, ma sempre in sicurezza per se stessi e per gli altri. Troppo spesso ultimamente si Sente parlare di montagna assassina, di patenti per frequentare la montagna o quant’altro scaturisce dalla mente di chi non ha conoscenze in merito, ed il CAI attraverso il suo presidente ha finalmente assunto posizioni nette e decise al riguardo. È la sfida che ci attende nell’immediato e nel prossimo futuro e saremo sicuramente in grado di gestirla, nel nostro piccolo come sezione e più in generale come Club Alpino Italiano. E parlando di CAI non possiamo non accennare a quanto sta accadendo nell’associazione: avrete tutti letto negli ultimi numeri de “Lo Scarpone” della discussione in atto sulla questione del momento. Prossimamente, ormai a breve, si tratterà di decidere se restare ente parificato o tornare entità privata. Nel 1963, in occasione del suo centenario il CAI – o meglio la sede centrale – è divenuta ente di diritto pubblico, con tutti i vantaggi che allora questo portava. I tempi sono cambiati, il CAI è cresciuto e gli obblighi burocratici che questo status impone limitano fortemente le dinamiche gestionali dell’associazione, ovviamente qualche beneficio sussiste ancora, ma fino a quando ? Ed è giusto che di questo venga interessato tutto il corpo sociale, non sono decisioni che possono piovere dall’alto, in un modo o nell’altro occorre comunque il più vasto consenso del corpo sociale, che si troverà a far poi i conti con situazioni nuove e diverse da quelle a cui si è abituati.


Penso, con questa relazione, di aver toccato tutti i punti salienti della gestione della sezione nello scorso anno, senza dimenticare programmi e idee per il futuro.


Come tradizione a questo punto gli auguri di rito, ed in primis questi toccano di diritto ad Elisa Cattaneo, membro del consiglio direttivo ed istruttore nel corso di sci alpinismo: a gennaio ha dato alla luce Ilaria. A mamma e bambina i migliori auguri del consiglio direttivo e degli istruttori della scuola di alpinismo e sci alpinismo “F.Berti”.


Passiamo ai riconoscimenti: come tradizione in occasione dell’assemblea ordinaria vengono distribuiti i distintivi ai soci con maggior anzianità associativa. Si tratta di un riconoscimento che può magari sembrare anacronistico per chi è al di fuori del corpo sociale, e che dai soci del Club Alpino Italiano non è vissuto come traguardo ma assume la valenza di un passaggio importante nella vita associativa, visto il grande senso di appartenenza che i soci hanno verso il CAI e ancor di più verso la Sezione. E' un piccolo distintivo, differenziato a secondo dell'anzianità, che non ha certo un grande valore monetario ma è sicuramente motivo di orgoglio per i soci che lo ricevono.


Anche quest’anno sono parecchi, partiamo dai più giovani – come anzianità sociale ovviamente !!!!! -.



Per il quarto di secolo:



Passiamo ai cinquantenni:




Ed ora i sessantenni:



E quest’anno, non capita spesso, anche un socio con ben 75 anni di anzianità associativa:




A tutti l’ormai tradizionale augurio: che anche quest’anno il loro, ed il nostro zaino, si riempia di belle immagini, bei ricordi, panorami e cime che a lungo restino impressi nella memoria.





Il Presidente della Sezione

Mario Cossa